Dopo anni di vacche magre in Italia si torna a parlare di ripresa, parola magica tanto attesa che dovrebbe smuovere e far ripartire la nostra economia. L’Istat ha recentemente dichiarato che il Pil italiano tornerà a salire nel primo trimestre del 2015 grazie a una serie di ottimistici dati e una maggiore fiducia dei consumatori e delle imprese. Ma in numeri, di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando se tutto va bene di una crescita dello 0,1%, al massimo di uno 0,3%.
Stiamo cioè parlando di, quasi, niente. E quel quasi è dovuto a fattori esterni alla nostra economia, come la diminuzione del prezzo del petrolio e le manovre finanziarie della BCE.
Quindi una ripresina di riflesso, non certo frutto di un risveglio della nostra macchina produttiva e di una solida voglia degli italiani di tornare a spendere.
Anche perché il mercato del lavoro, non mostra chiari segnali di un'inversione di tendenza rispetto a quanto osservato negli scorsi mesi. Quindi poco lavoro e di conseguenza pochi soldi in giro. Tesi questa avvalorata dallo stesso neo Presidente della Repubblica che dice: “Fino a quando la disoccupazione in Italia registrerà tali preoccupanti livelli, non si può parlare di ripresa.”
Pertanto l’amara sorpresa, al di là degli slogan politici e che la ripresa seria è ancora da venire. Una rinascita che non potrà che essere lenta, d’altronde recuperare quanto l’economia italiana ha bruciato negli ultimi anni (si calcola 800 miliardi) e nello stesso tempo rispettare i vincoli europei non consente di dare accelerate.
Avanti si, ma lentamente allora. E in questa marcia, che speriamo davvero cominci con questa pur lieve inversione di tendenza annunciata dall’Istat, non si potrà prescindere dal mettere in campo le qualità migliori, facendo leva sui propri punti di forza.
Anche il mercato della ristorazione non potrà che adeguarsi a questa inevitabile fase. Le poche risorse rimaste saranno indirizzate solo e soltanto verso uno stimolo dei consumi. Una prassi che riguarderà tutti gli attori della filiera del fuoricasa. Dai produttori agli esercenti, passando ovviamente per il distributore, che è il perno centrale del sistema. Anche per questo la parola magica che hanno tutti in bocca è “Sell Out”: tutti vogliono vendere, e poi magari anche sapere con precisione a chi, come e perché.
Il consorzio UDIAL non si sottrae a questa spinta, anzi la fa sua e la indirizza in funzione e a favore dei propri soci: i progetti messi in campo in questo 2015, di cui si parla diffusamente in questo numero di Drink Style, vanno proprio in questa direzione, con ad esempio la P.S.O. (Piattaforma Sell-Out) l’innovativo sistema che permette di “pressare” il mercato con promozioni mirate e registrarne i dati di vendita; o ancora con il rivoluzionario Progetto di Filiera, una sorta di Horeca Organizzata che punta a creare valore e offrire ai distributori associati UDIAL nuove opportunità di crescita.
La ripresa, senza sorpresa, anche se lentamente, passa soprattutto dall’applicazione di queste innovazioni.