Mercato Horeca, crescono gli occupati e diminuiscono i distributori
Per il mercato dei consumi fuoricasa dall’ultimo rapporto FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) emergono riscontri alquanto contrastanti, si registra un anno di moderata crescita, che vede il consolidamento dei trend positivi osservati nel 2023, ma anche la persistenza di diverse criticità strutturali.
Secondo il rapporto cresce il valore aggiunto della ristorazione italiana (59,3 miliardi di euro +1,4% sul 2023), ma la produttività è ferma. In aumento l’occupazione, ma si fa sempre fatica a reperire personale. Nel 2024 si è attestato a 328 mila il numero di imprese, in calo dell’1,2% sull’anno precedente. A mostrare la maggiore contrazione sono i bar (-3,3%) come risultante della migrazione verso altri modelli di offerta, oltre che delle crescenti difficoltà in cui si dibatte questo format. Sempre il rapporto FIPE attesta che sul versante dei prezzi, il 2024 si è chiuso con aumenti medi al di sopra del 3%, un dato al di sopra del tasso di inflazione generale, questo perché secondo FIPE, l’aggiustamento dei listini nella ristorazione, così come avviene generalmente nei servizi, segue modalità e tempi diversi da quelli dei beni. Tuttavia, complessivamente, giustifica in qualche modo FIPE, allargando lo sguardo agli ultimi tre anni si registra un tasso di crescita dei prezzi del 14,6% a fronte di un’inflazione generale del 15,4%.
Uno dei focus del Rapporto è stato il tema delle risorse umane: nel 2024 si è consolidato ulteriormente il trend positivo dell’occupazione nel settore Horeca, sono 1,5 milioni gli occupati in bar, ristoranti, pizzerie, aziende di banquenting etc di cui 1,1 milioni dipendenti. Rispetto al 2023 si registra un incremento complessivo di circa 5 punti percentuali con i lavoratori dipendenti che sono cresciuti di 6 punti e sette, 70.000 unità in valore assoluto, va detto però che la crescita dell’occupazione non è accompagnata da un parallelo aumento della produttività che resta addirittura sotto i livelli di dieci anni. Segnali contrastanti dunque che comunque fanno intendere che il costo del personale nell’Horeca è sempre più rilevante. Un’evidenza che insieme alle altre contenute nel Rapporto restituisce un quadro estremamente composito sul settore della ristorazione, alle prese - puntualizza il presidente di FIPE Enrico Stoppani - con un lungo recupero dei livelli pre-pandemia, un percorso che ad oggi sembra non essersi pienamente concluso.
Che anno abbiamo di fronte?
Un anno partito con il freno a mano tirato, sono stati i commenti e le considerazioni dei soci distributori U.DI.AL. che riportiamo nelle pagine seguenti e che sono una concreta testimonianza delle difficoltà del mercato. Le sfide che tutti gli operatori hanno di fronte non possono prescindere dal miglioramento della qualità del servizio, la creazione di esperienze di consumo gratificanti e l’adozione di strategie digitali. Soprattutto gli operatori devono essere pronti a sfruttare le opportunità offerte dalle nuove tendenze e a rispondere alle esigenze di un consumatore sempre più esigente. La chiave per il successo risiede nella capacità di offrire esperienze di valore, mantenendo un occhio attento alla qualità e alla sostenibilità, in un contesto di concorrenza agguerrita e di cambiamento delle abitudini di consumo. In questa fase di transizione è interessante vedere quanto accade sul mercato intermedio, lì dove operano i distributori food & beverage. Non possiamo partire da dati di fatto assolutamente evidenti, ovvero la costante razionalizzazione del numero di operatori e una loro crescente concentrazione, basti considerare che gli intermediari dieci anni fa erano quasi il doppio di quelli attuali: 5.000 operatori del 2015, contro i 2.900 del 2025, un trend di riduzione della numerica che continuerà nei prossimi anni in funzione della concentrazione dei fatturati.